sabato 7 luglio 2018

Kenpo Karasu: ulteriori descrizioni



Troppo spesso si assiste a corsi di difesa personale che sarebbe più opportuno definire "corsi di suicidio personale". Durante un aggressione il malvivente, spesso disposto anche a toglierci la vita, non resta immobile a subire lunghe serie di mosse e contromosse, inerme come un pupazzo.
Il Kenpo Karasu è nato con uno scopo: essere il più risolutivo possibile, riuscire a freddare la minaccia con un singolo attacco se necessario.
Si tratta di un metodo forse brutale, ma gioca un ruolo importante il saper valutare la pericolosità di una situazione per scegliere la risposta più adeguata al contesto. Perché nel Kenpo Karasu vi sono reazioni più "leggere", ma se dovesse essere in pericolo la mia vita o quella di una persona che amo, la risposta non esiterebbe a essere quanto più brutale possibile, fino a causare danni permanenti nell'aggressore.
Tenete soltanto a mente un fattore: la difesa personale termina nel momento stesso in cui una minaccia non è più tale. In quell'istante preciso dovete fermare la vostra azione al fine di non passare da vittime a carnefici.
Ne deriva che la vostra azione dev'essere il più risolutiva possibile in partenza.
A quanti sostengono che "non si pone fine alla violenza con una violenza maggiore" rispondo: avete ragione, alla violenza si dovrebbe porre fine all'origine con la cultura, ma è inutile illudersi che ciò possa avvenire. In una società come la nostra sono all'ordine del giorno notizie di cronaca inerenti aggressioni, accoltellamenti, stupri e omicidi. Quindi si, una violenza maggiore come risposta calcolata e studiata per non far finire noi nei guai con la legge, può porre fine a una violenza ingiustamente ricevuta. Freddarla all'istante, e salvare una vita, che sia la nostra o quella di un nostro caro.
Esitare per scrupolo verso l'aggressore non ci restituirà nostro figlio o il nostro partner una volta che questi sarà sotto terra.


INOLTRE...

Quante volte sentiamo dire "questo è un metodo di difesa personale adatto a tutti", e poi scopriamo che per riuscire a padroneggiarlo occorrono anni di pratica e allenamento?
Mi sembra ovvio che l'allenamento sia un fattore ESSENZIALE qualora si sia nelle condizioni di poterlo eseguire, in special modo per il nostro benessere fisico, ma la domanda è: può un invalido difendersi ugualmente con tali metodi? La risposta il più delle volte è no, poiché nella maggior parte dei casi quei sistemi di autodifesa sono pensati per chi non possiede handicap.
A questo come ad altre mancanze il Kenpo Karasu tenta di porre rimedio con una tecnica che, nella sua forma base e più elementare ( ma anche la più pericolosa ) è eseguibile persino da un individuo sulla sedia a rotelle.
Perché la difesa personale deve mettere realmente chiunque nella condizione di potersi difendere da un aggressione e perché lo ribadisco, un aggressore è un vigliacco che non attacca il leone ma bensì la gazzella, o il leone ferito.
In ultimo, la tecnica è eseguibile anche in abbigliamento "civile" o da lavoro ( jeans, abiti da sera o vesti eleganti ), perché se venite aggrediti nel vicolo difficilmente il malvivente vi concederà il permesso di andare a casa a mettervi un kimono o una tuta.

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