mercoledì 19 settembre 2018

Krav Maga in pillole parte 39: istinto contro meccanica






Spesso è possibile assistere, in palestra o sul web, a tecniche di difesa da coltello coreografiche, spettacolari e micidiali visivamente, ma che nella realtà risulterebbero, anziché tecniche di difesa personale, tecniche di suicidio personale.
Partiamo col sottolineare che essendo il Krav un sistema "aperto", ogni istruttore è libero di buttarci dentro ciò che vuole.
Tuttavia in virtù di questo, voi avete la facoltà di scegliere come colpire in base al vostro istinto, alle vostre capacità e al vostro sentire di quel particolare momento di pericolo.
Non sforzatevi di apprendere una tecnica, per quanto possa apparirvi efficace, se non la sentite vostra.
Il Krav Maga è anzitutto istinto, non movimenti pre programmati e cosa più importante, un aggressore armato di coltello non resterà inerme come un manichino a subire una lunga serie di mosse e contromosse ma cercherà di portare a segno le coltellate come una furia al vostro primo accenno di reazione.
In caso di aggressione all'arma bianca il principio fondamentale che è obbligo apprendere ( sempre dopo valutazione se vale la pena reagire o meno ) è UNO solamente: bloccare il braccio armato.
È la prima azione che dovete OBBLIGATORIAMENTE svolgere.
Lui non resterà immobile, ma si dimenerà, sarà una furia. Voi dovete tenere quel braccio bloccato con tutte le forze che avete in corpo. È questa la costante.
Contestualmente all'azione di bloccaggio, colpire furiosamente le sue zone vulnerabili  ( occhi, gola, naso, genitali ) come la circostanza lo consente, senza cercare di eseguire forzatamente una tecnica complessa perché "il mio istruttore ha detto di fare così".
Sbagliato, seguite l'istinto.
Bloccare il braccio armato senza fermarsi anche in caso di ferita e contestualmente colpire. È essenziale che gli attacchi avvengano simultaneamente al bloccaggio poiché l'aggressore potrebbe essere più forte di noi e un azione prolungata di forza contro forza potrebbe rivelarsi controproducente per noi stessi.
Apprendete tutte le tecniche di Krav Maga che il vostro istruttore vi insegna, ma scartate tutto ciò che non è parte del vostro istinto di sopravvivenza ed elaborate la vostra reazione sulla base delle costanti di ogni tecnica, come la sopra menzionata azione di bloccaggio del braccio armato.

mercoledì 12 settembre 2018

SHREDDER: ossia distruzione facciale



Il "metodo Shredder" è stato ideato da Richard Dimitri ed è un insieme di grappling con le mani al volto di un aggressore al fine di creargli il maggior danno possibile e renderlo inoffensivo.
Tale tecnica può permettere di provocare danni anche permanenti. Afferrando a distanza ravvicinata il volto dell'aggressore con entrambe le mani è possibile effettuare azioni brutali di distruzione oculare, distruzione auricolare, distruzione nasale e così via.
Si afferra, si stringe, si strappa e si mutila le parti molli del volto con le mani.
Per questo lo Shredder è da utilizzarsi SOLO in casi estremi, come tentativi di omicidio o di stupro.

Krav MMA Extreme: i traguardi






Il Krav MMA Extreme è un metodo di combattimento che unisce in sé tecniche del Krav Maga e delle MMA adatte alla persona media al fine di assemblare una disciplina adatta anche a persone che non possiedono una particolare prestanza fisica ma che risulti realmente devastante.
In questa arte marziale i gradi e le cinture vengono assegnati al merito e come ultimo traguardo sono previste due cinture nere: 1° e 2° Dan.
L'ottenimento della cintura nera 1° Dan ( istruttore ) offre la possibilità di insegnare il Krav MMA e divulgarlo, la cintura nera 2° Dan ( maestro ) consente invece di rilasciare gradi e cinture.

martedì 11 settembre 2018

DIFESA PERSONALE: posizione di guardia



La posizione di guardia nella difesa personale, quando si ha l'aggressore frontale, è un fattore fondamentale.
Essa è comune a molti sistemi, primo su tutti il Krav Maga.
Mani aperte e protese in avanti, gomiti chiusi verso il busto, una gamba leggermente più avanti. Da tale posizione potete cercare in origine di calmare il vostro nemico. Laddove questo non sia possibile, potete intercettare gli attacchi che vi arrivano e procedere con una raffica combinata di colpi ( di palmo, dita, calcio ecc ) diretti alle zone vulnerabili del suo corpo ( occhi, naso, timpani, genitali ecc ). Non dovete fermarvi finché la minaccia non sarà finita al suolo, dovrete essere una furia inarrestabile perché avete davanti qualcuno che vuole FARVI DEL MALE.
Atterrato il nemico, scansionate l'area per scorgere il sopraggiungere di eventuali complici ed essere pronti ad affrontarli, e lasciate la zona di pericolo da soli o insieme alla persona che stavate proteggendo se era con voi.
Apprendere come funziona la guardia è il primo passo, la base di qualunque sistema di difesa personale.
Elemento importante è la mobilità. Non siate ancorati al suolo con i piedi ma abbiate la flessibilità di sapervi spostare rapidamente per deviare attacchi o non finire al suolo se lui vi spinge. 

domenica 9 settembre 2018

Kenpo Karasu: un arte in evoluzione





Il Kenpo Karasu è nato inizialmente come semplice tecnica multiuso di difesa personale, assimilabile anche tramite videocorso o manuale ebook.
Per necessità col tempo, e in virtù dei riconoscimenti ottenuti dalla federazione Krav MMA Extreme e dal canale COMBATFIGHTS, si è evoluta con nuove tipologie di attacco e tecniche. Attualmente è un arte marziale ( inteso nel suo significato etimologico di arte bellica e non di sport ) a tutti gli effetti.
Chiunque può apprendere questo brutale ed efficace quanto semplice metodo di difesa personale cliccando QUI.

venerdì 7 settembre 2018

Tecniche base di COMBAT 56: grip genitale




Ci risiamo, ancora una volta siamo qui a parlare degli attacchi ai genitali di un aggressore. D'altronde non l'ho deciso io che il 90% degli aggressori debbano essere uomini. 
Questa volta però non parlerò di un colpo diretto nell'area in questione, bensì di una tecnica di grip ( stretta ) propria del sistema COMBAT 56. 






Partiamo col dire che tale tecnica può essere eseguita da qualunque posizione, anche svantaggiosa come nel caso stessimo subendo uno strangolamento da dietro le spalle o fossimo con le spalle al suolo.
È sufficiente afferrare con la mano i testicoli del nostro aggressore, da una qualunque posizione, stritolarli nella mano per almeno 10/15 secondi con forza, che lui si piegherà dal dolore.
Mancanza del respiro, vertigini, nausea, perdita di forze sono solo alcuni degli effetti provocati da tale tecnica.
Tenendolo "per le palle" come verrebbe spontaneo dire, è possibile atterrarlo, sempre tenendo la stretta, con una proiezione. È possibile eseguire un attacco, come un colpo diretto a frantumare il naso con il palmo della mano libera, o provvedere a un disarmo.
Così come possiamo semplicemente limitarci a farlo soffrire con la sola stretta il tempo che basta a metterlo Ko.
Le possibilità che tale tecnica possiede sono innumerevoli e non provocando la morte o danni permanenti vi tutela maggiormente da un punto di vista di eventuali ritorsioni legali.
Il grip ai genitali è una tecnica base adatta a chiunque e che tutti gli onesti cittadini dovrebbero apprendere, non necessitando neppure di un allenamento particolare.
Nel caso di aggressione da più avversari, anche lasciando la stretta per concentrarci sul complice del malvivente che attacca, il nostro primo bersaglio sarà impegnato a soffrire gli effetti della morsa a cui è stato sottoposto per qualche minuto, dandoci il tempo di neutralizzare il suo complice e metterci in salvo.
Nel qual caso vi fosse una terza persona che vogliamo proteggere con noi, o siete operatori di sicurezza o forze di polizia, mantenere una simile stretta consente l'immobilizzazione prolungata del soggetto.

VIDEOCORSO: metodo COMBAT 56







Il COMBAT 56, di cui già spiegai in QUESTO  articolo, è il miglior sistema di difesa personale attualmente esistente.
Propongo qui uno dei video formativi del sistema in cui potete apprenderne basi e principi.

CLICCA QUI  per visualizzare il videocorso.

domenica 2 settembre 2018

Krav Maga in pillole parte 38: le cinture





Pur non essendo un arte marziale, il Krav Maga eredita da queste ultime alcune tecniche semplificandole e scartando i Kata, i movimenti superflui ed estetici e tutto quanto in una situazione di difesa da strada o militare risulta essere superfluo.
Tra gli ingredienti marziali che adotta, per quanti scelgono il Krav Maga come forma di "carriera", vi sono le cinture.
Imi Lichtenfeld utilizza per la prima volta il sistema di graduazione delle cinture nel 1964 al fine di avere costantemente sotto controllo la progressione dei propri allievi.
A quanti affermano che "le cinture servono solo a reggere i pantaloni" rispondo, è vero in parte.
Se è vero che non bisogna focalizzarsi troppo sul grado, poiché un cintura nera che trascura l'allenamento costante può essere facilmente superato in abilità da un cintura blu, è altresì vero che avere dei traguardi, che vogliate chiamarli cinture o gradi, sprona maggiormente il praticante a cercare di superare i propri limiti e, almeno in via teorica, mantenere il proprio livello sempre alto che si tratti di allenamento in palestra o nel garage di casa propria.
Aver raggiunto un determinato livello di abilità, e lavorare per mantenerlo, aiuta inoltre in modo considerevole l'autostima.
Questo vale ancor più del raggiungimento del grado istruttore, che in molte associazioni è raggiungibile già dalla cintura blu, poiché questo altro non è che un livello professionale, mentre il conseguimento di un dato livello di abilità è anzitutto una conquista a livello personale nell'eterna sfida contro noi stessi.

lunedì 27 agosto 2018

Krav Maga in pillole parte 37: regole base di un azione di autodifesa





1) Causa quanto più danno nel minor tempo possibile.

2) Attacca immediatamente le zone vulnerabili del tuo avversario ( occhi, gola, genitali ).

3) Il passaggio dalla difesa all’attacco deve essere il più rapido possibile.

4) Sfrutta ogni oggetto a tua disposizione.

5) Sii sempre consapevole di ogni cosa che si svolge intorno a te per prevenire attacchi da parte di complici dell'aggressore.

6) Ridotto all'impotenza l'assalitore, allontanati dalla zona di pericolo il più rapidamente possibile.

Krav Maga in pillole parte 36: 10% tecniche, 90% principi




Alcuni istruttori sostengono che il Krav Maga non abbia tecniche. Quest'affermazione va analizzata.
Il Krav Maga dispone di una rosa di tecniche di combattimento derivate dalla lotta, dalla boxe, dal judo, dal jujitsu, dal Kung Fu, spogliate di Kata ed elementi coreografici ed estetici al fine di mantenere unicamente il fulcro della tecnica.
Tuttavia, poiché in strada l'esecuzione di una tecnica non sarà mai pulita e lineare come in palestra con un partner collaborativo, tali tecniche non sono che strumenti.
Mezzi per far comprendere all'allievo i principi stessi della difesa stile Krav. In strada l'unica cosa che conta in caso di aggressione è riuscire a mettere a segno il colpo, e non come lo si esegue.
Pertanto il Krav Maga, anche in virtù della sua natura di "sistema aperto", risulta altamente personalizzabile una volta che si possieda la padronanza delle basi.
Per questa ragione le tecniche differiscono un po da istruttore a istruttore, pur restando immutate nei principi di base, cambia l'esecuzione.
Per farla breve, non importa se mi è stato insegnato ad afferrare la spalla e colpire l'inguine con il ginocchio, se vengo aggredito e non mi riesce usare la tecnica afferro e colpisco come le circostanze me lo permettono.
È il Krav Maga ad adattarsi all'allievo e non viceversa.

domenica 26 agosto 2018

VIDEOCORSO DI KENPO KARASU

"Questo non vuole essere un videocorso..." così iniziava quel primo video caricato online ormai più di sei mesi fa. Da allora, lezione dopo lezione, video dopo video, ha finito col divenire esattamente un corso online di formazione.
Nella sezione VIDEOCORSO DI DIFESA PERSONALE sono disponibili tutte le video lezioni del metodo KENPO KARASU, ma oggi qui ripropongo la prima e più esaustiva di tutte divisa in due parti. Buona visione!





Dieci principi Kenpo che ogni artista marziale dovrebbe conoscere





Per decenni, il kenpo è stato riconosciuto in Occidente come una delle arti marziali più efficaci ed efficienti esistenti, e per centinaia di anni prima aveva goduto di una reputazione simile in Asia. Gran parte di questo successo può essere attribuito a una serie di principi di combattimento che sono stati definiti e perfezionati in una scienza esatta attraverso gli sforzi di decine di maestri che conoscevano il significato della prova mediante fuoco. Questo articolo delinea 10 di queste leggi a beneficio di tutti gli artisti marziali che non hanno avuto l'opportunità di sperimentarli in prima persona.

KENPO LAW # 1: THE CIRCLE AND THE LINE

La prima legge del kenpo afferma che quando il tuo avversario carica direttamente e attacca, dovresti usare i piedi per muovere il tuo corpo lungo un percorso circolare. Dovresti anche considerare di muovere le braccia in uno schema circolare per deviare la forza in arrivo. Quando il tuo avversario ti attacca in modo circolare, tuttavia, dovresti rispondere con un attacco lineare veloce - lungo una linea retta dalla tua arma al bersaglio. Proprio come il cerchio può superare la linea, la linea può superare il cerchio.

KENPO LAW # 2: STRIKE FIRST

Questo principio ha diversi significati. Innanzitutto, indica che il kenpo è principalmente un'arte sorprendente. Il settanta percento delle mani e il 30 percento dei piedi, ma puoi cambiare la proporzione in base alle circostanze o al tuo corpo. Il secondo significato è che se uno scontro è inevitabile, un teppista sta salendo dalla finestra del tuo bagno alle 2 del mattino e inizia a dondolare una mazza da baseball: non devi aspettare che l'aggressore attacchi per primo. Devi colpirlo prima con un piede, un pugno, un gomito o un ginocchio. Devi anche colpire forte e colpire continuamente finché non viene sottomesso. Il curriculum del kenpo include anche numerose tecniche di lotta e di lancio, ma la ricerca ha dimostrato che sono utilizzate in meno del 25% degli incontri in cui si sono trovati i praticanti, e sono inefficaci contro più aggressori. Poiché il grappling usa quattro volte più forza ed energia di quanto colpisce, è stato considerato un'ultima risorsa adatta all'uso solo se il tuo avversario penetra la tua prima e seconda linea di difesa: i tuoi piedi e i pugni, rispettivamente.

KENPO LAW # 3: MULTIPLE STRIKES

Il Kenpo è diverso da molti stili di karate in quanto ti insegna a colpire per primo e colpire spesso in rapida successione: alto, basso, dritto o circolare. Mentre si scatena una sequenza di colpi così rapida, diventa difficile il kiai (gridare) a ciascun colpo sferrato. Pertanto, dovresti dimenticare di rilasciare un kiai ad ogni colpo; in effetti, farlo significa che stai spendendo energia in eccesso. Il tuo primo e secondo strike dovrebbe essere progettato per stordire, distrarre e rallentare il tuo avversario. Il tuo terzo e, se necessario, quarto attacco sono i colpi di potere. Ricorda la massima del kenpo: prima metti in posizione il tuo avversario e poi tiralo fuori.

LEGGE KENPO N. 4: OBIETTIVI

Se dovessi fare un buco attraverso un muro, preferiresti usare un pollice o un perno 2x4? La risposta è ovvia, ed è anche il motivo per cui il kenpo sostiene bersagli "soft". Nessuno si è mai spezzato la nocca colpendo la tempia di un attaccante, nessuno si è mai fratturato il collo del piede colpendo l'inguine di un attaccante e nessuno si è mai ferito la mano colpendo la gola di un attaccante. In Giappone il makiwara board è usato per indurire le mani, e in Tailandia i combattenti thailandesi si irrigidiscono gli stinchi dando calci a banani. Kenpo è diverso in quanto insegna il percorso di minor resistenza e meno dolore. Puntare precisamente il viso, il naso, il collo, il plesso solare, lo stomaco, l'inguine e le costole è superiore semplicemente a pestare via parti casuali del corpo dell'aggressore.

LEGGE KENPO # 5: CALCI

Il mandato di Kenpo di calciare basso è basato sulla logica. Un calcio circolare e un calcio a mezzaluna inverso alla testa può essere appariscente e impressionante, ma tali manovre richiedono più tempo perché la gamba debba viaggiare più lontano. Inoltre espongono il tuo inguine al calcio del tuo avversario. Dato che calciare in alto richiede un equilibrio e una concentrazione superiori, devi praticare le tue tecniche di gamba alte. Ma consegnali bassi per autodifesa. Inoltre, dare un calcio alle gambe, eseguendo un "attacco con il pilastro", può spezzare l'equilibrio e la gamba dell'avversario.

LEGGE KENPO N. 6: NESSUN BLOCCO

Kenpo enfatizza l'economia del movimento e l'economia del tempo. Quindi, il suo principio di non blocco insegna che per evitare di essere colpito da un pugno o un calcio, dovresti spostare il tuo corpo fuori dalla sua strada. La difesa più avanzata insegnata nelle arti marziali, è stata forse meglio espressa dal vecchio prete Shaolin nella serie televisiva di Kung Fu: "Evita piuttosto che controllare; controllare piuttosto che bloccare; bloccare piuttosto che colpire; colpire piuttosto che ferire; ferire piuttosto che mutilare; Maim piuttosto che uccidere, perché tutta la vita è preziosa. "Strategicamente, un blocco è una mossa sprecata perché non impedisce al tuo avversario di attaccare di nuovo con il suo arto libero. È molto meglio allontanarsi dal suo pugno o dal suo calcio e simultaneamente contrattaccare. Questo modo di combattere è riservato alle cinture marroni e al di sopra, tuttavia, perché richiede un livello superiore di abilità da impiegare correttamente e una quantità significativa di esperienza di sparring per evitare la tendenza a lasciare che i piedi si attacchino al suolo durante la crisi che il tuo cervello percepisce. Il principio di non blocco non significa che il blocco non abbia alcun ruolo nel combattimento. Se tu fossi in un angolo senza via d'uscita e un assalitore ti attacca, dovresti bloccare il suo attacco. Ecco perché kenpo insegna otto distinti sistemi di blocco, insieme a dozzine di trappole, eppure portano tutti alla stessa massima: il blocco migliore di tutti non è affatto un blocco. 

LEGGE KENPO # 7: CEDEVOLE E REINDIRIZZAMENTO

La cessione e il reindirizzamento sono meglio esemplificati dal simbolo di yin e yang (morbido e duro). Quando il tuo avversario attacca duramente, devi contrattaccare in modo morbido. Se è più debole di te o attacca in modo soft, dovresti contrattaccare duramente per concludere l'incontro in modo rapido e diretto. L'aikido include molte tecniche che si basano sullo stesso principio di cedimento e reindirizzamento. Nella maggior parte dei sistemi di karate, tuttavia, il blocco è estremamente difficile e può ferire non solo l'attaccante ma anche il bloccante. Per la maggior parte, kenpo non aderisce a questo concetto di "un blocco è uno sciopero". Invece, ti insegna a bloccare il soft e colpire duramente. Il reindirizzamento è anche di fondamentale importanza. Molte arti insegnano ai praticanti a usare un blocco verso il basso per fermare un calcio frontale, facendo sì che il colpo d'ariete delle ammaccature venga sbattuto contro il collo del piede dell'attaccante, ma un tale impatto può rompere la mano o il braccio che blocca. Kenpo insegna che è preferibile parare la gamba dell'avversario di lato e farlo roteare fuori equilibrio prima di contrattaccare forte. Un tale movimento di reindirizzamento di solito interromperà il suo equilibrio e lo lascerà vulnerabile.

LEGGE DI KENPO # 8: MOBILITÀ

La mobilità può essere il principio kenpo più facile da capire. Ritiene che un bersaglio in movimento sia più difficile da colpire di uno stazionario. Per quanto semplice possa sembrare, molti artisti marziali non riescono a implementarlo. Kenpo insegna che ci sono tre tipi di combattenti: la statua, che ha poca mobilità e non si ritirerà; il corridore, che deve essere inseguito intorno al ring; e il rullo compressore, che continua a venire da te. Se sei uno di questi, fai attenzione perché sei prevedibile e puoi quindi essere sconfitto. Per superare la mediocrità, devi mescolare le cose e non importa cosa, continua a muoverti. Se la tua posizione è verticale e il tuo movimento è buono, sarai in grado di metterti in una posizione superiore rispetto al tuo avversario.

LEGGE KENPO N. 9: FLESSIBILITÀ

La legge della flessibilità è la legge della sopravvivenza. Kenpo è unico in quanto si adatta alla tua corporatura, personalità e spirito. Se sei alto 4 piedi e 10 pollici, non ha molto senso per te concentrarti sul calcio quando i tuoi punti forti possono essere la mobilità e la velocità. Se sei una donna di 40 chili, non ha molto senso per te cimentarti in una lotta di forza contro forza  con un assalitore di 100 chili. I vecchi maestri kenpo hanno mostrato la loro saggezza quando hanno proclamato che in una lotta per la tua vita, dovresti usare ciò che sai meglio e dimenticare la santità dello stile. Ogni professionista ha attributi diversi che possono renderlo efficace. Una persona alta con le gambe lunghe può avere un vantaggio con il calcio; una persona piccola può avere un vantaggio con le sue mani; e una persona pesante può avere un vantaggio nel lottare.

LEGGE KENPO # 10: THE WARRIOR SPIRIT

Il principio finale di kenpo è composto da due componenti essenziali: l'interno e l'esterno. Un cane rabbioso può rappresentare una minaccia formidabile, ma possiede solo la componente esterna dello spirito guerriero. Dentro, l'animale non sta pensando. Per avere uno spirito guerriero completo, devi essere feroce all'esterno ma calmo e tranquillo al suo interno. I guerrieri samurai erano soliti dire che ogni giorno è un buon giorno per morire. Ciò non significava che cercassero la morte. Al contrario, volevano preservare la vita, specialmente la loro. Ma sapevano che se fossero entrati in battaglia con la paura nel loro cuore, avrebbero potuto morire o subire una grave ferita. Sapevano che solo abbracciando e accettando la morte potevano concentrare tutto sul compito fisico a portata di mano: sconfiggere il nemico. Il tuo kiai, le espressioni facciali, la posizione e la posizione di guardia devono lavorare all'unisono. Seguendo il principio di yin e yang, dovresti essere duro all'esterno e morbido dentro. Se usato in questo modo, lo spirito guerriero può essere più importante delle abilità fisiche.

SEGUENDO LE LEGGI DI KENPO

Forse il modo migliore per mettere in pratica le 10 leggi del kenpo è considerarle come chiavi in ​​grado di aprire le porte dell'apprendimento superiore. Ricorda che non sono scritti in pietra, in quanto vi sono eccezioni a ogni regola. Nei 35 anni in cui ho praticato il kenpo, ho scoperto solo un lato negativo delle 10 leggi: una singola vita non è sufficiente per imparare tutto ciò che c'è da sapere su di loro. Senza dubbio molti artisti marziali lo considererebbero positivo.

Tradotto dalla rivista BLACK BELT. 

mercoledì 15 agosto 2018

Krav Maga in pillole parte 35: tempistiche di apprendimento






Il Krav Maga è nato originariamente per formare soldati in tempi relativamente brevi.
In verità la durata di un corso di Krav Maga varia a seconda dell'obiettivo che vi spinge a volerlo apprendere. 
Se il vostro scopo è quello di disporre di una conoscenza di base per sapervi difendere in caso di aggressione per strada, o siete operatori della sicurezza e necessitate dell'apprendimento di un buon metodo utile a un eventuale azione fisica, la durata media di un corso di Krav varia dalle 5 aile 10 lezioni intensive con rilascio di attestato di partecipazione.
Vengono insegnate in questa sede le tecniche di base, semplici e utili a saper fronteggiare una situazione standard di aggressione. 

Se invece ciò che desiderate è poter avere una conoscenza totale del sistema Krav Maga, e poter magari avere accesso al corso istruttore, le tempistiche di apprendimento si allungano notevolmente  ( pur restando sempre più contenute rispetto a un arte marziale ). 
In questo corso si impara a fronteggiare una vastissima gamma di situazioni reali, al chiuso o all'aperto, per strada, in auto, in piscina, al lavoro, al centro commerciale e in qualunque altro luogo siete soliti recarvi, oltre a una fortissima componente psicologica e allenamenti sotto stress.
Il percorso è scandito da cinture e passaggi di grado e generalmente ha una durata che varia dai 3 ai 5 anni di pratica
Insomma la durata del corso dipende unicamente da voi stessi e dal vostro obiettivo finale, oltre che dalle vostre capacità. 

Krav Maga in pillole parte 34: azione preventiva




Non appena il nemico viola il vostro spazio con intenti pericolosi, attaccate prima che possa farlo lui e neutralizzate la minaccia.
È questa l'essenza del Krav Maga, unita a una buona capacità di saper valutare una situazione dal suo contesto e dalle dinamiche e tentare in principio di evitare lo scontro.
Non tutte le collutazioni si risolvono con i colpi, nella maggior parte dei casi la voce è più che sufficiente.
Ma se venite braccati e messi al muro da uno stupratore, o vi ritrovate una lama alla gola in un tentativo di rapina, o ancora venite afferrati per il vestito, siate i primi a sferrare colpi. Uno, due, tre, quanti servono a mettere l'aggressore al suolo e permettervi di allontanarvi dalla zona di pericolo.
Prevenire è meglio che curare, e riuscire a capire quando una situazione necessita di un azione fisica e quando invece si può evitare, vi salvaguarda da problemi di natura penale.

sabato 11 agosto 2018

FILOSOFIA DI VITA DEL KENPO KARASU




- La tecnica non deve mai essere usata per futili ragioni o per nuocere gratuitamente al prossimo.

- La tecnica è nata per proteggere sé stessi o un altra vita.

- In caso di pericolo per la propria incolumità, usa la tecnica senza scrupolo o rimorso. Ricorda che il malvivente non avrebbe scrupolo verso di te.

- In caso di pericolo per l'incolumità altrui, usa la tecnica per salvare una vita. Se si tratta di qualcuno che ami, sii risoluto e non avere scrupolo.

- Allenati quotidianamente nel Kenpo Karasu.

- Non essere mai il primo ad attaccare. Ricorda che se il tuo nemico ti attacca, non è in posizione di guardia, quindi hai più probabilità di mettere a segno il colpo.

- Ritagliati saltuariamente uno spazio per te stesso, per allontanarti dalle persone, dalla civiltà, recarti in un posto in mezzo alla natura e riflettere sulle tue azioni e sulla tua vita in totale solitudine.

- Non essere mai il primo a mancare di rispetto al prossimo.

- Non disonorare mai te stesso.

- Se nella vita cadi, non strisciare come un verme, rialzati e combatti contro i problemi. Se i problemi hanno la meglio, non dare loro eccessiva importanza e orienta i tuoi pensieri su altri aspetti della tua vita. Non devi mai permettere ai problemi di ucciderti.

- Se nella vita vieni sconfitto in qualcosa non piangerti addosso. Impara da quella sconfitta e cerca di ottenere la vittoria in altre cose.

venerdì 10 agosto 2018

Kenpo Kure Ryu




Il Kenpo Kure Ryu è una forma millenaria di Kenpo originaria delle isole Ryukyu del  Giappone. Essa nasce come metodo semplificativo del Kenpo Iga Ryu.
Si studiano movimenti circolari a mano aperta atti a deviare gli attacchi avversari, facendo pressione nelle giunture delle articolazioni del nemico e "accompagnando" il colpo a vuoto, e gli Atemi ( attacchi ) da portare sempre dopo il primo attacco ricevuto.
Se il nemico attacca non è in guardia e di conseguenza i nostri contrattacchi hanno una maggior probabilità di andare a segno sul bersaglio.
I colpi vengono portati a pugno semi aperto o aperto, prevalentemente con il taglio della mano, in linea retta o circolare.
Questo perché se la potenza e l'efficacia di un pugno è misurata dalla forza di chi lo sferra, colpendo in tale maniera invece il colpo è sempre efficace indipendentemente dalla propria forza fisica e può procurare danni leggeri, intermedi o letali a seconda della zona che si colpisce.
Gli attacchi sono infatti diretti alle parti molli del corpo dell'avversario al fine di neutralizzarlo nel minor tempo possibile.
Caratteristica peculiare di questo stile è la rapidità esplosiva con cui i colpi vengono portati sui bersagli al fine di non dare spazio di reazione al nemico e seguendo una logica e uno schema ben precisi.
Anche nel Kenpo Kure Ryu sono presenti i Kata seppur in forma minore rispetto ad altri stili, l'allenamento viene svolto al palo o al sacco.

I Kata nelle arti marziali orientali




La parola Kata nella lingua giapponese nell’antichità assumeva il significato di simbolo per enfatizzarne il contenuto spirituale, in seguito assunse il significato più semplice di forma: infatti il kata è un combattimento reale con il succedersi di tecniche di parata, di attacco prestabilite e forme contro più avversari immaginari. Nell’esecuzione dell’esercizio riveste grande importanza proprio la qualità formale delle singole tecniche, delle posizioni e degli spostamenti.
Non ci si deve però fermare all’aspetto estetico: il kata è un vero combattimento, seppur codificato, quindi deve esprimere efficacia, sia dal punto di vista tecnico che strategico.
Per i praticanti rappresenta l’essenza dell’arte marziale perché racchiude in sé sia lo studio delle tecniche fondamentali (Kihon) che il ritmo e la tattica del combattimento (Kumite): è perciò basilare per progredire nella ricerca della Via (Do). Dal punto di vista strettamente tecnico, si può ben dire che studiare i Kata è studiare il Karate nella sua completezza, senza quelle limitazioni poste dal Karate agonistico: in questo senso, si può affermare con certezza che non soltanto nei Kata risiede tutto il Karate, ma che le caratteristiche di ogni singolo stile possono essere comprese appieno soltanto dallo studio dei Kata propri dello stile medesimo. Non si deve tuttavia commettere l’errore di interpretare questo assunto nel senso che uno stile è tanto più completo quanto più elevato è il numero dei Kata che in esso si praticano: non si può affermare ad esempio che lo Shito-Ryu sia uno stile migliore, più completo e più perfezionato dello Uechi Ryu, dato che quest’ultimo annovera un numero di Kata molto inferiore. Ciò che conta non è il numero di Kata presenti in uno stile, ma che in questi Kata siano rappresentati gli elementi distintivi e caratterizzanti dello stile medesimo.

Fonte: accademiaziveri.it

giovedì 9 agosto 2018

Nippon Kempo





Il Nippon Kempo (“Via del Pugno/Boxe Giapponese) è un'arte marziale nata ad opera del maestro N. Sawayama nel 1932. Prevede l'esecuzione di tecniche di particolare efficacia: calci, pugni, proiezioni, lussazioni, leve articolari e combattimento corpo a corpo sia in piedi che a terra. E' un arte marziale totale e sicura, in quanto viene praticata tramite l'ausilio di corazze le quali permettono un combattimento reale e in sicurezza. La sua grande completezza assicura a chi lo pratica la possibilità di affrontare qualsiasi situazione avversa, potendo contare su una forte sicurezza ed un notevole autocontrollo. Vista la sua efficacia viene insegnata aell'esercito e alla polizia giapponese.
Per quel che riguarda la sue origini, bisogna andare molto lontano, all’interno della storia cinese, che copre più di 5000 anni. Il dato più degno di nota e’ che l'Arakan-Ken, l’esercizio per fortificare lo spirito e la mente che Darma, un monaco buddista di origini indiane, il fondatore della setta Zen, faceva fare ai suoi discepoli del Tempio Shorin, si diffuse su tutto il territorio della Cina con il nome di Kempo cinese ed assunse forme diverse secondo la regione, rinascendo modificato in Giappone nel 1947 con il nome di Shorinji Kempo.
In Giappone, fra il 300 e il 500 d.C., si pratica un tipo di combattimento corpo a corpo definito Sumai che in giapponese antico significa «sferrare colpi con i piedi e con le mani». Il Sumai si svolgeva all’interno di uno spazio delimitato da quattro colonne fra loro unite da una corda, forma simile al ring del pugilato moderno.
Nel 700 furono aboliti calci e pugni da questo pericoloso combattimento corpo a corpo e naque la versione odierna del Sumo.
Il 1868 è, l’anno della Restaurazione Meiji, cominciano ad emergere e a diffondersi movimenti che trasformano gli antichi combattimenti corpo a corpo giapponesi in discipline di educazione fisica o sportive.
Agli inizi del 1900 Jigoro Kano introdusse lo Judo nel Kodokan e lo suddivise in dan, cosa che poi ispirò anche altre discipline analoghe.
Nel 1922 Gichin Funakoshi giunse a Tokyo da Okinawa e diffuse il Karate.
In questa cornice Masaru Muneomi Sawayama (1906-1977), il padre del Nippon Kempo, osservò che dal Judo erano stati aboliti movimenti rischiosi come tsuki (pugni) e keri (calci) e che il Karate si concentrava più sulle kata (forme) senza essere un vero e proprio combattimento.
Cominciò quindi a pensare a come ottenere un tipo di combattimento reale nel quale però non vi fossero pericoli. Il risultato della sua ricerca fu un tipo di combattimento corpo a corpo in cui la presenza di una protezione permetteva il mantenimento di tecniche (waza) come tsuki, keri, nage e gyaku.
Nel 1932 questo tipo di combattimento assunse il nome di Nippon Kempo.
Nella lunga storia dei combattimenti a mani nude l’introduzione di una protezione per il corpo rappresentò una vera e propria svolta.
Nel 1936 ad Osaka, si tenne il primo torneo di Nippon Kempo fra gli studenti dell’Università Kansai e quelli dell’Università Kuansei Gakuin.
Nel 1953 Ryonosuke Mori, discepolo di Sawayama, favorì la diffusione del Nippon Kempo nella zona di Tokyo e attualmente il Giappone vanta, soprattutto nelle tre città principali (Osaka, Tokyo, Nagoya), la presenza di circa 100 università, 50 scuole superiori e più di 100 centri in cui si pratica questa disciplina.
Il Nippon Kempo è un’arte marziale che, nonostante la sua modernità, conserva lo spirito ed i valori delle antiche forme di combattimento dei samurai.
Il saluto (Rei), e’ parte fondamentale del Nippon Kempo ed è fatto ogni volta all’inizio e alla fine di tutte le lezioni, tutte le volte che si comincia o si finisce un esercizio o un kata ed è un’espressione di rispetto, cortesia, umiltà e educazione.
Non meno importante e’ un altro gesto, di antiche origini, ed e’ il Mokuso, la meditazione taciturna che ha luogo all’inizio e alla fine di ogni lezione ed ha il compito fondamentale di lasciare all’esterno del Dojo tutto ciò che potrebbe impedire una buona lezione.
Nel Dojo si entra scalzi dopo aver lasciato le proprie calzature in bell’ordine, disposte con la punta verso l’uscita; si passa la soglia con il piede sinistro entrando, col piede destro all’uscita, ed entrati si esegue il saluto con l’inchino. Questo ha la funzione di marcare il passaggio interiore da un’attitudine mentale ad un'altra, solo cosi’ si può imparare meglio.
Il Nippon Kempo e’ un’arte marziale composta da Kata (forme ben precise da esguire) e Kumite o Shiai (combattimento): e’ indispensabile praticare entrambe queste due cose per arrivare ad un livello accettabile di conoscenza. I Kati si praticano singolarmente, a coppie, a tre e quattro persone e sono imparati in ordine progressivo secondo la loro difficoltà. Essi riassumono al loro interno tecniche di Shintai (spostamenti), Atemi (colpi), Kumi (prese), Ukete (parate), Nage Waza (proiezioni) e Kansezu Waza (leve o lussazioni).

Fonte: budointernational.It

mercoledì 8 agosto 2018

KRAV MAGA: Arte marziale o no? La visione della Special Combat Solution



Se per "arte marziale" si intende unicamente una pratica da palestra, con regole, codici e aspetto sportivo allora no, il Krav Maga, come già spiegato in un altro articolo, non può essere considerata tale.
Nel Krav non esistono regole durante un combattimento se non delle linee guida per la propria messa in sicurezza.
Il Krav Maga non è inoltre una pratica da palestra o da ring, questo per via dei suoi colpi proibiti in ambiente sportivo, ma anche perché esso insegna ad affrontare i reali pericoli della strada.
Aggressioni improvvise, tentativi di rapina, attacchi armati, difesa all'aperto, al chiuso, in auto ecc... una tipologia di scenario, la strada, dove l'unica cosa che conta in caso di attacco è salvarsi la vita e neutralizzare il nemico.
Non ci sono arbitri, non ci sono colpi proibiti, il premio in palio è la vita.
Tuttavia esistono differenti discipline, indonesiane, filippine, coreane, vietnamite, che hanno lo stesso approccio a situazioni e contesti reali e sono definite appunto arti marziali.
Allora facciamo un po di chiarezza riguardo questo termine.
Arte marziale, etimologicamente significa "arte della guerra", questo perché esse erano insegnate in tempi antichi ai guerrieri come metodi di combattimento per gli scontri ravvicinati in guerra, esattamente come il Krav Maga oggi.
Ne emerge dunque che la versione moderna di queste millenarie discipline, orientata allo spettacolo e allo sport, è ben diversa dalla visione che se ne aveva in tempi antichi, in cui erano insegnate per uccidere in battaglia e non di certo per vincere una medaglia.
Ma non solo.
Osserviamo come, se il Krav Maga fosse esistito mille anni prima, sarebbe per tale ragione stato considerato dagli antichi un arte marziale.
Se abbracciamo il significato più ancestrale, antico, originario del termine "arte marziale" allora sì, il Krav Maga è un arte marziale, ovvero un "metodo di guerra" atto alla neutralizzazione di un nemico in contesti di vita o di morte.
Questa è la visione che del Krav possiede la Special Combat Solution, una delle associazioni in cui sono diplomato e di cui mi sento di condividerne le ragioni, seppur nel mio libro Krav Maga: Israeli Combat System ho preferito attenermi ad una linea più classica essendo quello in primis un manuale di autodifesa, ed essendo comunque il termine "arte marziale" oggi usato principalmente per quelle discipline che prevedono competizione, non volevo essere fuorviante verso chi tramite quel libro si affaccia al Krav per la prima volta.
Il Krav Maga può dunque essere considerato un arte marziale, ma non nella concezione moderna del termine, bensì nel suo significato originario di "arte della guerra".

martedì 7 agosto 2018

Krav Maga in pillole parte 33: l'importanza degli aggiornamenti




Uno degli errori più comuni degli istruttori di Krav Maga è credere che il loro percorso di apprendimento sia terminato, soltanto perché possiedono quel certificato di carta. Nulla di più sbagliato.
Un allievo cintura nera può superare un istruttore in esperienza, se quest'ultimo ha smesso di aggiornarsi mentre il primo è rimasto al passo con le novità.
Il Krav Maga è un sistema APERTO, ciò vuol significare che viene sporadicamente aggiornato con nuovi elementi, nozioni e tecniche sviluppate sul campo di battaglia o in strada.
Ne emerge che un buon istruttore è tenuto ad aggiornarsi ogni tanto, a tornare allievo il tempo necessario ad apprendere i nuovi elementi per poi poterli insegnare a sua volta.
Un buon istruttore di Krav Maga non smette mai di essere allievo.