mercoledì 18 luglio 2018

Difesa Personale



La difesa personale è ben diversa da un arte marziale.
La difesa personale non ha regole e non è uno sport.
La difesa personale non ha kata e spiritualità.
La difesa personale è brutale, cruenta. Ogni mezzo è lecito pur di salvare la propria vita o quella di chi amiamo.
La difesa personale deve essere adatta a chiunque indipendentemente da sesso, condizioni fisiche o salutari. Perché anche un invalido ha diritto a difendersi se aggredito.
La difesa personale deve metterti fin da subito nella condizione di poterti difendere efficacemente in diversi contesti, e non dopo anni e anni. È inutile insegnare le difese da minaccia armata dopo 4 o 5 anni di iscrizione a un corso, sperando nel frattempo di non essere aggredito da qualcuno armato di coltello, bottiglia ecc..
La difesa personale si plasma sul praticante, non viceversa.
La difesa personale è anche e soprattutto psicologia e non soltanto tecnica.
La difesa personale può avvenire anche in modo silente, senza ricorrere al contatto fisico. Bisogna saper prevenire quando se ne ha facoltà.
La difesa personale termina legalmente nel momento in cui l'aggressore non è più una minaccia, quindi è il più risolutiva possibile in partenza.
La difesa personale risolve un aggressione in un pugno di secondi, non è un combattimento da ring con i round.

Mirav Self Defense






Istruttrice di difesa personale di fama internazionale, l'israeliana Mirav è stata formata con il metodo Krav Maga.
Laureata in psicologia criminale, dopo essere divenuta madre di due bambine ha dedicato la sua esistenza alla pratica e all'insegnamento della difesa personale femminile al fine di essere il loro scudo.
È la fondatrice del metodo di autodifesa femminile M.I.S.T.R.E.S.S., che fa delle azioni più brutali e cruente facilmente eseguibili da qualunque donna ( come strappare orecchie, infilzare con i tacchi a spillo, lacerare con i denti o cavare occhi ) il suo principale punto di forza al fine di poter mettere qualsiasi donna nelle condizioni di sapersi efficacemente difendere da un aggressore con le abilità e le caratteristiche naturali di cui dispone come la velocità, le mani, i denti, le unghie...
È inoltre autrice di diversi libri che trattano il tema della difesa personale femminile.

giovedì 12 luglio 2018

Krav Maga in pillole parte 29: annullamento del divario





Il Krav Maga NON è arte marziale !!! È l'unica lotta riconosciuta in tutto il mondo come un'arte di DIFESA PERSONALE!
Non ha campionati, né medaglie, né giudici, né regole ..., l'obiettivo è far sì che il buon cittadino torni vivo a casa!

Tutto ciò che non vale in un'arte marziale, viene utilizzato come mezzo: colpire i punti sensibili dell'aggressore (occhi, naso, gola, genitali, orecchie...) per annullare la differenza tra due persone in termini di dimensioni e forza fisica.

Insomma, puoi essere grosso e avere gli addominali allenati quanto vuoi, ma se mi attacchi io ( persona media ) colpisco i genitali. E quelli non puoi allenarli!


Fonte: www.kravmaga.com.br

sabato 7 luglio 2018

Kenpo Karasu: ulteriori descrizioni



Troppo spesso si assiste a corsi di difesa personale che sarebbe più opportuno definire "corsi di suicidio personale". Durante un aggressione il malvivente, spesso disposto anche a toglierci la vita, non resta immobile a subire lunghe serie di mosse e contromosse, inerme come un pupazzo.
Il Kenpo Karasu è nato con uno scopo: essere il più risolutivo possibile, riuscire a freddare la minaccia con un singolo attacco se necessario.
Si tratta di un metodo forse brutale, ma gioca un ruolo importante il saper valutare la pericolosità di una situazione per scegliere la risposta più adeguata al contesto. Perché nel Kenpo Karasu vi sono reazioni più "leggere", ma se dovesse essere in pericolo la mia vita o quella di una persona che amo, la risposta non esiterebbe a essere quanto più brutale possibile, fino a causare danni permanenti nell'aggressore.
Tenete soltanto a mente un fattore: la difesa personale termina nel momento stesso in cui una minaccia non è più tale. In quell'istante preciso dovete fermare la vostra azione al fine di non passare da vittime a carnefici.
Ne deriva che la vostra azione dev'essere il più risolutiva possibile in partenza.
A quanti sostengono che "non si pone fine alla violenza con una violenza maggiore" rispondo: avete ragione, alla violenza si dovrebbe porre fine all'origine con la cultura, ma è inutile illudersi che ciò possa avvenire. In una società come la nostra sono all'ordine del giorno notizie di cronaca inerenti aggressioni, accoltellamenti, stupri e omicidi. Quindi si, una violenza maggiore come risposta calcolata e studiata per non far finire noi nei guai con la legge, può porre fine a una violenza ingiustamente ricevuta. Freddarla all'istante, e salvare una vita, che sia la nostra o quella di un nostro caro.
Esitare per scrupolo verso l'aggressore non ci restituirà nostro figlio o il nostro partner una volta che questi sarà sotto terra.


INOLTRE...

Quante volte sentiamo dire "questo è un metodo di difesa personale adatto a tutti", e poi scopriamo che per riuscire a padroneggiarlo occorrono anni di pratica e allenamento?
Mi sembra ovvio che l'allenamento sia un fattore ESSENZIALE qualora si sia nelle condizioni di poterlo eseguire, in special modo per il nostro benessere fisico, ma la domanda è: può un invalido difendersi ugualmente con tali metodi? La risposta il più delle volte è no, poiché nella maggior parte dei casi quei sistemi di autodifesa sono pensati per chi non possiede handicap.
A questo come ad altre mancanze il Kenpo Karasu tenta di porre rimedio con una tecnica che, nella sua forma base e più elementare ( ma anche la più pericolosa ) è eseguibile persino da un individuo sulla sedia a rotelle.
Perché la difesa personale deve mettere realmente chiunque nella condizione di potersi difendere da un aggressione e perché lo ribadisco, un aggressore è un vigliacco che non attacca il leone ma bensì la gazzella, o il leone ferito.
In ultimo, la tecnica è eseguibile anche in abbigliamento "civile" o da lavoro ( jeans, abiti da sera o vesti eleganti ), perché se venite aggrediti nel vicolo difficilmente il malvivente vi concederà il permesso di andare a casa a mettervi un kimono o una tuta.

Krav MMA Extreme: quando lo sport incontra la difesa personale



Il Krav MMA Extreme, divulgato dall'omonima associazione, è il metodo di difesa personale ideato dal Maestro Pintaldi Alessandro e di cui ho l'onore di essere istruttore cintura nera. Esso raggruppa nel proprio sistema le tecniche migliori provenienti da Krav Maga e Arti Marziali Miste al fine di generare una disciplina che si plasma sul praticante e lo pone nella condizione di potersi difendere efficacemente in caso di aggressione e in molteplici situazioni.
Ad oggi è uno dei migliori e più completi metodi di difesa personale del mondo. Potreste avere la fortuna di non ritrovarvi mai nella condizione di doverlo usare, ma è meglio averlo appreso e non doverne fare uso, che ritrovarsi nella condizione di doversi difendere e non sapere come reagire in modo corretto per limitare i danni a voi stessi o a chi vi è accanto.

venerdì 6 luglio 2018

Krav Maga in pillole parte 28: stop alle belle parole



La filosofia del Krav Maga è assai semplice e riassumibile in: se ti toccano, reagisci.
Molto spesso si sente parlare di moderazione e controllo dell'aggressività in caso di aggressione, poiché qualcuno afferma "non puoi porre fine alla violenza con una violenza maggiore".
A costoro io rispondo: avere premure verso un malvivente vi salverà da uno stupro? Parlargli e spiegargli che sbaglia vi eviterà un coltello alla gola? E se la persona minacciata fosse vostro figlio/a?
La verità è che una dose di violenza esplosa in maniera irruenta e improvvisa contro qualcuno che non ha nulla da perdere nel togliervi la vita può porre fine alla sua azione, mettendolo in fuga per la paura o permettendovi di neutralizzarlo.
Riuscireste a guardarvi allo specchio sapendo che il vostro partner è morto accoltellato perché voi siete stati troppo indulgenti verso quell'assassino? Riuscireste in fin di vita a spiegare a vostro figlio che resterà orfano perché avete pensato maggiormente al bene dell'aggressore anziché al suo futuro con un genitore?
Riuscireste a svalutare a tal punto la vostra vita?
Io no.
Se vengo aggredito, se è in pericolo qualcuno che amo, se la mia vita è minacciata, io COMBATTO, con le unghie e con i denti. Non mi importa se dopo avrò da pagarne le conseguenze perché come si usa dire, meglio un brutto processo di un bel funerale.
Date valore alle vostre esistenze e smettetela di nascondere la vostra incapacità dietro il buonismo, perché i malviventi la fuori è proprio una vittima buonista e inerme che cercano.

Krav Maga in pillole parte 27: il metodo




Il Krav Maga non è un arte marziale o uno sport da combattimento, esso è pura e semplice difesa personale.
Ne deriva che, un buon corso di Krav Maga, debba possedere i seguenti requisiti:
- semplicità e rapidità di apprendimento.
- essere orientato a situazioni reali di una difesa in strada.
- insegnare come volgere al termine un conflitto nel minor tempo e con il minor numero di azioni e sforzi possibile ed evitando la lotta al suolo ( in strada non siamo su un ring con regole e arbitro di gara, in qualunque momento potrebbe spuntare un arma o un complice dell'aggressore ).
- permettere a chi si difende di riuscire ad avere ragione di un avversario più preparato fisicamente.

Questo non significa che il Krav Maga vi trasformerà in super eroi, ricordate che ruolo fondamentale riveste una rapida analisi del contesto e del rischio per scegliere se reagire o meno.
L'allenamento è altro fattore essenziale. Più vi allenerete a ripetere determinate azioni e più esse diverranno parte di voi e della vostra indole reattiva. Questo significa che comunque il Krav Maga, seppur semplice e più rapido da apprendere rispetto a un arte marziale che può richiedere anche dieci anni, necessita di un allenamento prolungato in fase successiva, ed è la ragione per cui taluni corsi di Krav Maga possono durare anche anni. Ovvero, più che per l'apprendimento del metodo, per la sua piena assimilazione.

lunedì 2 luglio 2018

Krav Maga in pillole parte 26: riepilogo dei principi di base





Principi di base del Krav Maga di Imi Lichtenfeld:

1) Non fatevi male

Significa arrivare ad un alto livello di competenza nell'autodifesa. Comunque, se vi fate male, dovete sapere come sostenere l'attacco e come agire correttamente nelle nuove condizioni che si sono create.

2) Siate modesti

Non vantatevi delle vostre capacità ed evitate i conflitti non necessari.
Dominate il vostro ego e controllate il vostro stato mentale, in modo che non vi tradiscano durante un confronto. Siate pronti ad accettare le critiche e gli insegnamenti delle altre persone.

3) Agite correttamente

Fate la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto, per gestire un confronto fisico.

4) Utilizzate appieno le vostre capacità, approfittate al massimo degli elementi e delle condizioni che prevalgono nel luogo dove vi trovate, in modo da affrontare la situazione efficacemente.

5) Diventate esperti, così non dovrete uccidere

Il praticante esperto di Krav Maga non ha bisogno di infliggere danni fisici non necessari ai propri avversari ed è capace di terminare il confronto fisico in breve tempo ed in maniera efficace. Abbiate rispetto delle altre persone, anche durante un incontro pericoloso. D’altro canto, date retta al vecchio adagio: “Se qualcuno viene ad uccidervi, uccidetelo per primi”, con riferimento alla situazione in cui non avete altra scelta, perché si tratta della scelta tra “voi o lui”.

E’ anche essenziale affinare la propria abilità nel riconoscere il livello di gravità di un possibile attacco. Ciò è particolarmente importante per i giovani, ai quali debbono essere insegnati i valori dell’autocontrollo e della necessità di evitare la violenza, ma che, allo stesso tempo, debbono acquisire la capacità di difendersi efficacemente. Questo atteggiamento significa: per prima cosa, cercate di evitare il confronto, ma, se siete aggrediti, rispondete con un livello appropriato di forza sufficiente a neutralizzare la minaccia ed a togliervi dalla situazione di pericolo.

6) Evitate i danni fisici

Calcolate attentamente i rischi di ogni specifica azione ed evitate il pericolo, se possibile.

Le vostre azioni dovrebbero essere principalmente basate sull’autodifesa; il Krav Maga pone fortemente l’accento sull’uso delle tecniche di difesa.
Le tecniche del Krav Maga sono state sviluppate come ampliamento dei riflessi naturali del corpo.

Queste risposte naturali sono state successivamente perfezionate, affinate ed indirizzate ad andare incontro alle esigenze di chi si deve difendere in una data situazione.

7) Difendetevi e contrattaccate nel modo più veloce e diretto possibile da qualsiasi posizione di partenza, prendendo in considerazione la sicurezza e l’opportunità della vostra azione.

8) Rispondete correttamente, secondo e come richiesto dalle circostanze, valutando attentamente la natura della vostra risposta e la forza dell’attacco (allo scopo di evitare danni fisici non necessari).

9) Colpite correttamente in qualsiasi punto vulnerabile, nel modo necessario per prevalere sull’aggressore.

10) Utilizzate qualsiasi attrezzo od oggetto disponibile nelle vicinanze per la difesa ed il contrattacco.

Fonte: wildfidenza.com

venerdì 29 giugno 2018

Kenpo Kai: affascinante storia di uno stile risorto



Un monaco Shaolin di cognome Jiang insegna alla sua famiglia il sistema di lotta dello shaolinquan per potersi difendere dagli attacchi e dai ladri (siccome la sua famiglia è stata oggetto di ripetute aggressioni). Questo sistema di lotta è stato trasmesso da generazione a generazione nella stessa famiglia, prendendo la denominazione di jiang quan (box della famiglia Jiang).

Durante il Tokugawa, un giovane avventuriero giapponese iniziato nell'Arte del kashima shinto ryū di nome Tawada Ishizaka viaggia in Cina e durante le sue peripezie in questo paese, passa diversi anni al servizio della famiglia Jiang. Quando si sposa con una delle figlie del Maestro, è accettato come allievo ed iniziato nella sua arte marziale.

Ritornato in Giappone con i suoi figli Tawada decide per sopravvivere di creare una compagnia teatrale, allestendo spettacoli basati sulla sua maestria del jiang chuan, in giapponese Shouken. Tawada, in un'età già avanzata, cede a suo figlio la parte più spettacolare delle sue rappresentazioni. Con il tempo codifica ed evolve la pratica della sua arte Marziale, includendo alcuni elementi del kashima shinto ryū che praticava in gioventù; conferendo allo stile una personalità propria. Lui lo trasmise ai suoi discendenti e da questa pratica nascerà lo ishizaka ha kenpō.

Gli ultimi Maestri del ishizaka ha kenpō sono stati Koiso Ishisaka (1915-1966), suo fratello Kasuo (1921-1998) e il figlio di Koisio, Sotoki Ishisaka (1943-1987).

Kazuo Ishisaka, all'inizio degli anni sessanta, si mette in contatto in Cina con un discendente della famiglia Jiang, il maestro Rou Jiang (1889-1978), diventa suo allievo e si allena diversi anni sotto la sua direzione, recuperando le tecniche ormai perdute del Shouken.

Alla fine degli anni sessanta Kasuo Isahizaka finisce di codificare il Kenpo-Kai attraverso uno studio intenso del metodo di lotta che ha dato vita all'Arte della sua famiglia, con l'intenzione di recuperare ed integrare le tecniche perdute del Shouken, con il ishizaka ha kenpō ed il kashima shinto ryū. Il Grande Maestro Chiaki Ohashi gli fu di grande aiuto per raggiungere questo obbiettivo.

È in questo momento che nasce il Kenpo-Kai, così come oggi lo conosciamo.

Il Kenpo-Kai, ha i suoi principi filosofici nello spirito samuraï del bushidō.

Nell'anno 1969 si comincia ad insegnare ufficialmente il Kenpo-Kai a tutte le persone che desiderano apprenderlo, sia orientali che occidentali, anche se in passato lo ishizaka ha kenpō veniva solo appreso dai membri della famiglia ed una stretta cerchia di persone. Nell'anno 1987, il Maestro Sotoki Ishisaka muore in un incedente stradale in Brasile. Nel 1998 pure il Maestro Kazuo Ishisaka muore: si crea così una piccola incertezza sul futuro del Kenpo-Kai.

Il Grande maestro Chiaki Ohashi si prende l'incarico di dare un futuro al Kenpo-Kai, diventando il presidente mondiale nell'anno 2000. la sua più grande opera è stata la riorganizzazione e unificazione a livello mondiale di questa Arte Marziale, nella ricerca di una maggior diffusione e l'ottenimento del riconoscimento internazionale per il Kenpo-Kai.

Fonte: Wikipedia

venerdì 15 giugno 2018

Violenza necessaria


La difesa personale non sempre coincide con le arti marziali.
Essa è violenta e brutale e ricorre a qualunque metodo, sporco o pulito che sia, di salvare la propria vita. Non serve a nulla aver concluso un corso di difesa personale se poi siete sensibili alla vista del sangue o vi fa senso strappare un orecchio a morsi o cavare un occhio con le dita.
Per strada, davanti a un aggressore che può minacciare la nostra vita, non esistono regole.


- in foto l'istruttrice internazionale Mirav.

Krav Maga in pillole parte 25: panoramica



KRAV MAGA - LOTTA MILITARE ISRAELIANA DI AUTODIFESA


Il Krav Maga è la quintessenza della tattica per l'autodifesa, il combattimento corpo a corpo e la protezione di terza persona, insegna ad affrontare i reali pericoli della strada, e con un' intelligente ed immediata valutazione della pericolosità dell'aggressione e delle circostanze, anche ambientali in cui ci si trova, si impara a scegliere l'azione più opportuna da utilizzare per salvaguardare la propria incolumità.


Nelle tecniche del Krav Maga non vi è nulla di superfluo o estetico, ma solo estrema efficacia, istintività, condizionamento, velocità di esecuzione delle combinazioni fino all'eliminazione del problema, che può voler dire: sia dileguarsi che colpire e fuggire o arrivare alla risoluzione più estrema.

Particolarmente riconosciuto a livello mondiale è lo studio delle tattiche e delle tecniche per la protezione di terza persona contro gli attacchi e/o minacce armate, siano esse effettuate con armi bianche o da fuoco, comprese quelle automatiche e militari, ed essendo un vero sistema di autodifesa semplice e rapido da apprendere, si adatta ad ogni tipo di persona: uomini, donne, ragazzi, di qualsiasi corporatura e peso.

UN PO' DI STORIA:

Il Krav Maga è nato in Israele negli anni '40 ad opera di Imi Lichtenfeld , non certo per motivi artistici o sportivi ma per esigenze militari di sopravvivenza. Negli ultimi 50 anni si è evoluto e perfezionato sul campo di battaglia, durante le numerose guerre sviluppatesi in medio oriente. Fino a vent'anni fa era un esclusivo sistema insegnato esclusivamente ai reparti speciali dell'Israeli Defense Force e agli operatori della sicurezza nazionale. Successivamente, venne adattato per le esigenze civili ed insegnato negli ultimi dieci anni in molti stati del mondo, mantenendo sempre intatti i principi fondamentali per cui è nato.

IN ITALIA:

Il Krav Maga in Italia è stato diffuso a partire dal 1999 dal Maestro Philippe Kaddouch ex Istruttore dell'esercito israeliano che in quel anno ha formato Marco Buschini e altri pochi Maestri.

CHI LO ADOPERA:

Attualmente il Krav Maga è stato adottato da molti reparti speciali militari e di Polizia al mondo, è in uso in alcuni reparti speciali in Italia, in alcuni comandi di Polizia locale, e in vari reparti dell'Esercito.

PER LA DIFESA PERSONALE:

Dopo circa dieci anni, il Krav maga si è diffuso come metodo di difesa personale ed è insegnato nelle palestre italiane.

Approfittando però, ancora della scarsa conoscenza da parte dei più, molti "maestri" di arti marziali hanno inserito il Krav Maga nel loro "menu" di proposte di corsi per allargare il business proponendo mix di varie tecniche marziali e allenamenti improbabili per questo metodo.

Il Krav maga non è un arte marziale e gli allenamenti non prevedono uso di guantoni, caschi, paradenti, è contemplata solo la "conchiglia " paragenitali per gli uomini. Saltuariamente, in fase di test "feedback" si possono usare le protezioni. (caschetto, guantoni e paradenti)

Nel Krav maga, non si usano leve articolari o bloccaggi a terra, nella realtà in una aggressione che avviene per strada rimanere bloccato a terra o comunque tangente all'aggressore sarebbe un grave errore!!

Un aspetto che occupa circa il 50% dell'allenamento, è quello della preparazione psicologica. Il Krav maga nasce per una applicazione nel tentativo di sopravvivere ad una aggressione per strada o comunque non in palestra, per questo motivo la preparazione emotiva deve assolutamente far parte dell'addestramento globale, con tecniche particolari che mettono sotto stress il praticante come l'allenamento ad occhi chiusi o a sorpresa.


Fonte: kravmaga.it

sabato 9 giugno 2018

Krav Maga in pillole parte 24: rapidità e successo

Nel Krav Maga, ogni azione di difesa da un attacco avviene contestualmente all'azione offensiva.
In questo modo si riesce a difendere la propria persona riuscendo al contempo a neutralizzare la minaccia nel più breve tempo possibile.
La sintesi di un azione è l'essenza della difesa personale la quale non punta a lunghi e articolati combattimenti, ma a un azione capace, se necessario da sola, di risolvere la situazione di pericolo.

mercoledì 23 maggio 2018

Krav Maga in pillole parte 23: non solo tecnica



Un praticante di Krav Maga si riconosce quasi subito.
Egli cammina con passo deciso e sguardo alto, senza temere confronto di sguardi con nessuno.
Egli sa quando è il momento opportuno di apparire "minaccioso" alla vista altrui, per prevenire eventuali azioni di aggressione verso se stesso o chi gli è accanto.
Egli trasmette sicurezza e forza d'animo e non si tira indietro davanti alle fatiche fisiche.
Egli è la guardia del corpo di sé stesso e dei suoi cari.
Se costretto a un confronto fisico egli sa valutare l'entità del pericolo di una situazione in base a contesto e minaccia, e scegliere le azioni da intraprendere: lasciare perdere e risolvere in maniera pacifica, reagire con azioni non dannose o neutralizzare con durezza la minaccia.
Tutto è correlato al contesto. Un praticante di Krav Maga esperto riesce a neutralizzare una minaccia senza arrecargli danno eccessivo, ma è altresì pronto a un azione estrema se la situazione lo mette in pericolo di vita.
Il Krav Maga forgia la mente prima del corpo.

giovedì 17 maggio 2018

Kenpo Karasu: il diritto all'autodifesa





Quando ho creato la tecnica Kenpo Karasu ( Pugno del Corvo ) l'ho fatto cercando di sviluppare un azione di autodifesa che fosse realmente alla portata di tutti. Uomini, donne, anziani, invalidi, forti e deboli.
Nella forma base esso è un azione mirata a frenare qualunque aggressore senza neppure l'impiego di eccessiva forza fisica. Con la tecnica Kenpo Karasu il fattore di divario di forza si annulla, non esiste più debolezza che possa essere adottata come scusa per non difendersi da un malintenzionato.
Come ampiamente spiegato in questo stesso sito nell'apposita sezione, tale tecnica ha origine dallo Shaolin Kenpo e viene sfruttata in chiave di difesa personale unendovi peculiarità del Krav Maga.
La tecnica ha ottenuto i suoi riconoscimenti, soprattutto per la sua efficacia e semplicità nell'essere appresa. Trattandosi infatti di un azione/reazione bastano poche lezioni ( reali o virtuali ) e un minimo di esercizio per acquisirne subito dimestichezza.
Il danno che può causare varia a discrezione di chi la utilizza, il quale è tenuto a porre particolare attenzione all'entità della risposta.
È inutile pubblicizzare metodi di autodifesa definendoli "adatti a tutti", se poi un invalido non può farne uso perché su una sedia a rotelle, o un anziano per via del male alle ossa o una donna per il divario di forza fisica rispetto a un uomo, o ancora necessita di tante ore di allenamento in palestra.
L'allenamento, se si è nella condizione di salute di praticarlo, è oserei dire d'obbligo per tenersi in forma, veloci e in esercizio.
Ma difendersi da chi mina alla nostra sicurezza È UN DIRITTO inalienabile di tutti che non deve avere alcuna barriera.

sabato 5 maggio 2018

Krav Maga in pillole parte 22: perché il Krav Maga non è un arte marziale

Il Krav Maga non può essere annoverato tra le arti marziali,tradizionali o sportive, per diverse ragioni.









Anzitutto il Krav Maga è manchevole di una filosofia spirituale, di kata e di quelle peculiarità che contraddistinguono le arti marziali tradizionali.
In secondo luogo esso è manchevole di una forma sportiva per via della metodica di combattimento che propone, atta a mirare a zone del corpo considerate illegali negli sport e a sfruttare in caso di aggressione l'ambiente circostante o oggetti di fortuna.
In ultimo la sua natura anticipatoria, opposta alla legge marziale del "il primo attacco mai deve provenire da te" sancisce un ulteriore distacco dalle discipline sopra descritte.
Il Krav Maga non è un arte marziale, non è uno sport, ma bensì un metodo di combattimento da strada.
Il Krav Maga è la quintessenza della sopravvivenza.

mercoledì 2 maggio 2018

L'importanza della pratica



"Non guardate questo video credendo poi di conoscere il Krav Maga, guardatelo per avere delle basi con cui sapervi difendere nel caso un aggressore vi attacchi tra 5 minuti usciti di casa".

Con questo messaggio inizia uno dei miei videocorsi di difesa personale.
Lo scopo di un videocorso infatti dev'essere quello di fornire all'individuo medio qualche nozione, una manciata di tecniche, con cui saper reagire a un aggressione, ma non deve essere MAI quello di formare maestri.
Cosa può insegnare un maestro che non ha mai praticato sul serio ciò che insegna?
Io stesso ho seguito un paio di videocorsi ( più per aggiornamento che altro ) ottenendo qualche riconoscimento dopo aver dimostrato di saper replicare determinate cose, ma ciò non è dovuto unicamente al videocorso in sé quanto alle mie passate esperienze pregresse.
Io non mi ritengo un maestro, io insegno un paio di trucchetti per salvare la pelle e basta, ma in passato ho praticato discipline quali il Judo, il Kenpo Karate e soprattutto il Full Contact.
Chi mi conosce sa bene cosa penso delle discipline che forniscono una formazione unicamente sportiva. Esse sono adatte all'autodifesa fintanto che si è nella posizione d'essere i più forti, ma divengono inutili se davanti a noi abbiamo un individuo con maggior resistenza, o più forte o che sa incassare meglio. Questo perché una disciplina sportiva si attiene a regole e dinamiche ( vietati i colpi sotto la cintura, vietati i colpi agli occhi, avversario davanti a noi, un arbitro ecc ) che in caso di aggressione risultano nulle.
Un aggressore non sempre è davanti a noi, non sempre è da solo, non sempre è disarmato e se devo tirare ai genitali per salvarmi la vita lo faccio.
Questa è la differenza tra disciplina sportiva e difesa personale.
Dal canto suo quest'ultima, proprio per via delle metodiche che propone, difficilmente prevede un combattimento a contatto pieno. Grave mancanza, poiché non serve a nulla sapersi difendere se poi al primo pugno ricevuto restiamo inermi perché non ci aspettavamo che fosse tanto forte, non avendone mai ricevuto uno sul serio.
Ergo, difesa personale e disciplina sportiva non possono fare a meno l'una dell'altra, nella formazione di un vero combattente e futuro maestro.
Quindi seguite un videocorso per conoscere qualche trucchetto utile, partecipate a corsi dal vivo per conoscere le reali dinamiche di un aggressione, ma se volete diventare futuri maestri o combattenti integrate il tutto con la pratica di una disciplina a contatto pieno.
Sappiate cosa vuol dire ricevere veramente un pugno.
Praticatela per un anno o due, non dovete diventare dei campioni, dovete solo sapere cosa vuol dire ricevere colpi, solo dopo aver integrato le due cose potete pretendere di poter realmente insegnare.
Conoscete le dinamiche di un aggressione, conoscete i trucchi per neutralizzare una minaccia e sapete cosa vuol dire combattere. Siete maestri.
Ma se siete manchevoli di una delle cose sopra, avete ancora molta strada da fare prima di fregiarvi di tale appellativo.

giovedì 19 aprile 2018

Shaolinquan: la madre delle arti marziali

"PUGILATO DEL TEMPIO SHAOLIN"





Shaolin Quan significa pugno/pugilato (Quan) della giovane (Shao) foresta (Lin).
La Giovane Foresta in questione è quella che circondava il famoso Tempio Shaolin (Shaolin Su). Questo monastero o tempio buddista si trovava nella provincia settentrionale della cina nella regione di nome Henan sui monti Songshan e fu abbattuto più volte sotto la Dinastia Cinese 'Qing' a seguito di insubordinazioni da parte dei Monaci nei confronti dell'Imperatore. Questo almeno da quanto ci viene riportato dalla storia ufficiale.
Il tempio che oggi si trova in Cina più o meno nel posto originale è infatti una ricostruzione voluta dal governo Cinese che risale ai primi anni 70.




Sembra che fu proprio questo Tempio, migliaia di anni fa, a fare da culla alle prime vere e proprie Arti Marziali grazie al contributo della leggendaria figura di Bodhidarma o Ta Mo o Daruma secondo la lingua.
In questa sede le arti marziali si sono sviluppate e sono state tramandate nei secoli.


PRECISAZIONE
Quando si parla di stile Shaolin è doveroso fare una precisazione per evitare di creare confusione o infondate critiche.
Per Kung fu Shaolin non si intende uno stile in particolare ma si intendono tutti quelli stili di Kung fu Tradizionale del Nord (Waijia Chang Quan) originari del omonimo Tempio tra i quali menzioniamo Mei Hua Quan, Tang Lang Quan, Hong Quan, Ba Ji Quan, come nel caso della nostra Scuola Chang ma si possono anche intendere alcuni stili codificati talvolta sotto il nome "Shaolin Wushu" o "Kung fu Wushu" che oggi sono praticati dagli attuali Monaci e dai loro allievi e che rappresentano un punto d'incontro tra il Wushu Moderno e il Wushu Tradizionale.

Le caratteristiche principali degli stili tradizionali di Shaolin sono abbastanza comuni tra loro essendo tutti stili "lunghi".
Spesso in questi stili Shaolin, l'idea principale è quella di eseguire attacchi e parate con la massima forza e velocità immaginando sempre di essere circondati da un gran numero di avversari. Per poter arrivare a questo è necessario combinare potenza e morbdezza. Ovviamente questo massimo comune denominatore è fine a se stesso ed ogni stile ha chiaramente le proprie peculiarità che lo distinguono.

Molti stili Shaolin non seguono linee rette ma bensì linee curve sfruttando così la forza centrifuga ed evitando l'interruzione dell'azione proprio come nello stile Mei Hua Quan, uno dei più antichi, praticati a Shaolin e che rappresenta lo stile principale alla base della Scuola Chang.
Le doti che si ricercano maggiormente nella pratica di questi stili sono il rilassamento muscolare, l'elasticità o flessibilità fisica e la cedevolezza che permette di passare più velocemente possibile da una tecnica eseguita con il massimo della forza e della velocità ad un altra tecnica egualmente veloce e potente.


L'esecuzione delle forme di Shaolin deve essere svolta con talmente tanta potenza e velocità che se non si ha un buon allenamento ed un corretto modo di respirare nel giro di pochi minuti è facile rimanere senza fiato... per questo la respirazione anche in questi stile come in tutti gli altri è fondamentale.
Il tipo di Qigong praticato negli stili di Shaolin e quindi negli stili esterni del Nord in generale è di tipo Waidan (Qigong del Cinabro esterno).


Fonte: kuoshu.net

domenica 15 aprile 2018

Combat 56

COMBAT 56

Il Combat 56 è una tecnica di combattimento corpo a corpo inventata da un polacco, il maggiore Arkadiusz Kups, ex commando d’elite.

Questa tecnica è stata sviluppata per la truppa d’elite speciale (la 56esima compagnia, da cui il nome Combat 56) concepita per agire dietro delle linee ostili.

L’idea era di creare un sistema che avrebbe potuto essere semplice e rapido da apprendere da parte dei tirocinanti. La tecnica principale consiste nell’attaccare tutte le parti morbide del corpo umano.

La particolarità delle tecniche del Combat 56 risiede nella possibilità di poterle sfruttare da qualsiasi posizione e come meglio ci riesce in base al contesto o alle nostre peculiarità fisiche, poiché in caso di sopravvivenza non sempre è possibile mettere a segno una tecnica in modo pulito.
Ciò che conta è salvarsi la vita.






Tecniche principali:

- Colpo con il palmo della mano diretto ai genitali.

- Pugno a martello diretto ai genitali.

- Afferrare le orecchie e colpire i genitali con ginocchiate, o torcere il collo dell'aggressore.

- Afferrare il volto con entrambe le mani e spaccare i bulbi oculari con entrambi i pollici.

- Calcio ai genitali.

- Braccio sinistro portato dietro la nuca dell'aggressore, colpire il naso con il palmo della mano destra e frantumarlo.

- Schivata di un attacco ( pugno, colpo di coltello o di bastone ) e afferrare da dietro per la gola strangolando. Le schivate si eseguono sfruttando la linea disegnata dall'attacco dell'aggressore, invece di bloccare il colpo lo si manda a vuoto cambiando la nostra posizione rispetto al nemico.

- Liberarsi da uno strangolamento afferrando e stritolando nella mano i genitali dell'aggressore per poi colpire con una delle altre tecniche a nostra scelta.

- Colpo alla carotide con le nocche delle dita o pressione della stessa mediante pollici.

- Afferrare con la mano il naso dopo aver eseguito un bloccaggio degli arti al fine di togliere il respiro.

- Sfruttare l'ambiente circostante a proprio vantaggio.

- Calci sferrati con la punta della scarpa o con il tallone nelle articolazioni basse al fine di destabilizzare l'aggressore per poter infliggere altre tecniche.

- Bloccaggio del volto dell'avversario tra le mani con successivo morso alla base del naso, mentre si agisce con le ginocchia sui genitali.

- Braccio sinistro dietro la nuca del nemico, dita della mano destra che perforano le cavità oculari o stringono la carotide nei lati sotto al mento.

- Schivata con leva articolare atta ad atterrare il nemico, per poi colpirlo alla tempia con il gomito o nelle costole con il ginocchio premendo in direzione del suolo sotto di lui.



Ulteriore peculiarità del Combat 56 è la sua estrema semplicità. Mentre altri metodi definiti pubblicitariamente "adatti a tutti" richiedono invece una discreta dose di allenamento ed esercizio fisico, nel Combat 56 una volta che si siano apprese le tecniche e le metodologie l'allenamento è assolutamente facoltativo, essendo tali tecniche e metodiche di autodifesa estremamente facili da eseguire.
Questo fa del Combat 56 un metodo REALMENTE adatto a chiunque, capace di fornire una valida arma da sfruttare in caso di aggressione violenta.
A differenza del Krav Maga, i punti vulnerabili non vengono quasi mai bersagliati con colpi a "impatto", bensì ricorrendo a colpi che fanno dello stritolamento o della pressione i propri punti di forza e dunque facilmente attuabili da chiunque pur senza praticità in principi marziali o di combattimento.

venerdì 13 aprile 2018

Krav Maga Yvan L.B. Self Defence

Il Krav Maga Yvan L.B. Self Defence è un metodo di Krav Maga che mira a utilizzare unicamente le tecniche offensive di tale disciplina  ( pugni, calci, ginocchiate, gomitate, colpi con il palmo o con le dita ) mirati a colpire l'aggressore nelle sue zone vulnerabili e scartando tutto il resto ( leve articolari, proiezioni ecc ).
Questo metodo non richiede dunque neppure un eccessiva spiegazione in quanto è sufficiente estrapolare dal Krav Maga soltanto gli elementi sopra menzionati per saperne fare uso.
Naturalmente importante è il fattore allenamento  ( non potete pretendere di difendervi con i pugni, se ignorate o non siete allenati nei principi della boxe ).
Nella sezione VIDEOCORSO DI DIFESA PERSONALE trovate esposto anche questo metodo di Krav Maga.

"In alcune circostanze la miglior forma di difesa è l'attacco" - Yvan L.B.




martedì 10 aprile 2018

Krav Maga - metodo Yvan L.B. Self Defence

Pdf scaricabile sulle nozioni base del Krav Maga.


https://drive.google.com/file/d/1i8YK6TJnYjT9F_mfh40JFhEw6b9ivnl5/view?usp=drivesdk